Per una Storia d'Europa. La promessa del terrorismo e l'orrore del sonno interrotto

Un po’ s’assopisce, un po’ trema, l’Europa. 
L’europeo è questo, almeno nella parte occidentale: si risveglia, si guarda attorno con occhi strabuzzati per l’orrore del sonno interrotto. Poi viene uno, gli dice che va tutto bene e l’europeo riprende a dormire.
Ma verrà il tempo e la promessa sarà liberata. La bestia, che per alcuni non c’è, uscirà definitivamente.
Se solo aveste origliato quando era il momento avreste sentito il suo umore ribollire, mentre i battiti del tempo colpivano sempre più forti.
La bestia è già passata, ha già ucciso. Gli europei sono stati avvertiti: il nido sarà lacerato, i figli dilaniati.
Gli europei sono dei vivi fra i morti, o dei morti viventi, cambia poco.
A Nizza “giaceva come un morto in miniatura anche una bambola” [E. Junger].
Il nostro sangue è stato profanato, profanati i nostri corpi scaraventati in aria.
La nostra bocca scatta come una molla e si spalanca ad ogni atto di terrorismo per poi richiudersi meccanicamente non appena viene uno a dirci che va tutto bene, quel pacifista d’amor ammorbante che abita i campi arrossati d’Europa, come un ratto voglioso stridendo “pace! pace!”
Inebriati dai colori e dagli aromi orientali, i pacifisti emettono, ritti sui piedini, gridolini di piacere che hanno qualcosa di eccitante per i terroristi, ma in verità il piacere è tutto loro, dei terroristi appunto.
E mentre il pacifista si fa fregare amabilmente [per non dire altro] dal terrorista, l’europeo ripulisce con cura il tappetino di casa dal sangue dei vicini e dopo il lutto di convenienza riprende a vivere invariabilmente la sua stessa assenza.

(pubblicato su www.atuttadestra.net)









Schopenhauer e la minestra riscaldata

A guardare l’umanità essa sembra un congresso permanente di pensatori, di filosofi e di critici. Ma
Arthur Schopenhauer
vediamo cosa ne pensa Schopenhauer, il filosofo che fece dire alla natura “l’uomo non è nulla”.
“Odo il ruotare del mulino, ma non vedo la farina”. Per Schopenhauer è il pensare a vuoto, anzi il non pensare, è la bancarotta del pensiero, nulla avendo da produrre e da scambiare, cioè pensieri. E se non c'è motivo di non credere che anche gli animali siano capaci di pensare, qualche dubbio è legittimo [oh ironia!] tra gli uomini, che spesso muovono la bocca quasi avessero un boccone di cose intelligenti per poi scoprire che stanno masticando il nulla. E dunque non è impertinenza interrompere chi non dice nulla.
Su certi uomini, dice il filosofo cinico, il pensiero è una caricatura della fronte. Neppure un sussulto di sopracciglio potrebbe far credere che c'è vita.
Un vuoto nel capo, sovente celato con abbondanza di particolari e di pensieri altrui, in mancanza di propri; del peso di tale carico si rallegrano e lo esibiscono soprattutto gli eruditi.
Qual e’ la sua strada spesso non si capisce, il pensiero è in certuni altri un pensiero sfuggente.
Schopenhauer non lesina né elemosina. Leggete il suo trattatello sull’arte di insultare, potrebbe servirvi.
Guardare un libro è spesso guardare un cadavere.  E chi non piangerebbe davanti ad un pensiero morto? [oh ironia!]
Sopravvive la povera vedova e l’orfano grazie alla minestra riscaldata di pensieri altrui. È la repubblica delle vedove e degli orfani, e dei dotti che li assistono. Salvo che molti dotti che danno il braccio alla vedova ricevono essi stessi in prestito da altri.
Schopenhauer non ama nessuno, né i dotti né gli ignoranti: in questo è il suo egualitarismo. Non v’è numero di parole che faccia di un uomo un dotto o un ignorante ma il possesso dell’intelletto che tutto muove, anche se stesso, e che sta come goccia nel deserto e condanna alla morte di sete.

(pubblicato su www.electoradio.com/mag)
(pubblicato su www.ereticamente.net)


Per una Storia d'Europa. Noi e gli altri

Non esistono due uomini uguali su tutta la
terra; non li troverete neppure nel più piccolo fazzoletto di madre natura.
Gli uomini si muovono, entrano in contatto, si scontrano, ritornano indietro. Alcuni si assimilano, altri no.
Per umanità abbracciamo il mondo intero, ma questo universalismo naturale finisce lì quando nasce il problema. E il problema nasce quando l'altro, lo straniero, viene a stabilirsi fisicamente in mezzo a noi, nel bel mezzo della nostra Nazione.
Lo straniero viene a stare in mezzo a noi e nasce il problema. Al nocciolo della questione, è un problema di percezione dell'altro: o lo straniero si assimila a me (non io a lui) o deve andarsene. Ciò significa che il punto di vista prevalente è il mio e ad esso lo straniero deve adeguarsi: se non lo fa, se non si adegua, ecco scintillare la guerra dei mondi.
Ma non finisce qui. Se invertissimo l'ordine dei punti di vista e provassimo a guardarci come ci guarda lo straniero potremmo scoprire che non ci vede proprio eguali a lui. Uguaglianza, fraternità e libertà sono valori che proponiamo noi occidentali agli altri e pensiamo che essi stiano impiantati ad ogni incrocio della terra a indicare all'umanità la giusta direzione, dimenticandoci però che lo straniero si lascia guidare anzitutto dalla sua cultura.
Ma questo non riguarda noi occidentali: per un tedesco un francese non è più di tanto uno straniero, per un ungherese non lo è uno slovacco [cito Agnes Heller]. Riguarda gli altri, quelli che non vivono all'occidentale e non pensano all'occidentale né pensano che un europeo debba essere uguale a loro per il solo fatto che qualche secolo fa in Europa, qui dove essi abitano, è stato stabilito che tutti gli uomini sono eguali.
Che in Europa oltre a noi occidentali ci siano anche gli altri è una Storia che si ripete. Ma se siamo noi europei a dover dire all'altro, allo straniero, "qui ci siamo anche noi oltre a voi" allora c'è qualcosa che non va.

(pubblicato su www.atuttadestra.net)

Per una Storia d'Europa. L'era della grande stupidità

Rebus sic stantibus, così stando le cose, se
I nudi dei Musei Capitolini 
l'Europa deve proprio morire, che almeno le venga detto perché.
È mio parere che i pacifisti si accorgano sempre troppo tardi delle conseguenze negative di una pace sbagliata. Sarà a causa loro che l'Europa schiattera' senza il tempo neppure di un lamento, troppo vecchia e troppo stupida per accorgersi della fregatura ideologica chiamata pacifismo.
Li incontriamo continuamente. I pacifisti sono un pericolo per la vera pace, sono i migliori alleati del male. Di questi tempi, poi, essi sono un pericolo per la comunità cristiana in Europa e per tutta la civiltà europea, quella greco-latina per intenderci.
Il pacifista fa la felicità del terrorista perché gli regala delle possibilità.
I pacifisti credono soltanto alla pace e fanno una gara a chi ci crede di più. I loro intellettuali girano in tondo alla parola pace per rassicurare che nulla è cambiato in Europa e nulla cambierà. Fanno un pacifismo da camposanto, con i loro cervelli poco illuminati dalla luce delle candele dello stesso tipo di quelle che poi vilmente mettono ai morti.
Se nulla è cambiato in Europa perché degli europei sono morti*?
"Noi crediamo soltanto alla pace". Ma io vi dico: verrà il giorno in cui neanche il pacifista vorrà più la pace. 
Pacifisti e intellettuali smettano di fare il girotondo e rientrino in classe: la Storia fa lezione.


*593 morti in 21 attentati terroristici, il primo nel 2004 a Madrid (Spagna) e l'ultimo nel 2017 a Turku (Finlandia). I Paesi colpiti sono tra i più aperti al multiculturalismo: Spagna, Francia, Belgio, Regno Unito, Germania, Danimarca, Svezia e Finlandia [fonte: Ansa 2017]

(pubblicato su www.atuttadestra.net)